{"id":1299,"date":"2016-04-30T16:44:56","date_gmt":"2016-04-30T14:44:56","guid":{"rendered":"http:\/\/www.matteolapenna.it\/?p=1299"},"modified":"2016-04-30T21:02:24","modified_gmt":"2016-04-30T19:02:24","slug":"la-macchina-umana","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.matteolapenna.it\/?p=1299","title":{"rendered":"La macchina umana"},"content":{"rendered":"<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" data-attachment-id=\"1300\" data-permalink=\"https:\/\/www.matteolapenna.it\/?attachment_id=1300\" data-orig-file=\"https:\/\/www.matteolapenna.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2016\/04\/image.jpeg\" data-orig-size=\"1774,1774\" data-comments-opened=\"1\" data-image-title=\"Dylan Dog\" data-image-description=\"\" data-image-caption=\"\" data-large-file=\"https:\/\/www.matteolapenna.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2016\/04\/image-600x600.jpeg\" class=\"size-medium wp-image-1300 aligncenter\" src=\"http:\/\/www.matteolapenna.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2016\/04\/image-400x400.jpeg\" alt=\"Dylan Dog\" width=\"400\" height=\"400\" srcset=\"https:\/\/www.matteolapenna.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2016\/04\/image-400x400.jpeg 400w, https:\/\/www.matteolapenna.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2016\/04\/image-300x300.jpeg 300w, https:\/\/www.matteolapenna.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2016\/04\/image-100x100.jpeg 100w, https:\/\/www.matteolapenna.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2016\/04\/image-600x600.jpeg 600w, https:\/\/www.matteolapenna.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2016\/04\/image-200x200.jpeg 200w, https:\/\/www.matteolapenna.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2016\/04\/image-768x768.jpeg 768w, https:\/\/www.matteolapenna.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2016\/04\/image-180x180.jpeg 180w, https:\/\/www.matteolapenna.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2016\/04\/image-1200x1200.jpeg 1200w, https:\/\/www.matteolapenna.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2016\/04\/image.jpeg 1774w\" sizes=\"auto, (max-width: 400px) 100vw, 400px\" \/><\/p>\n<p>Era l&#8217;estate del 1994 quando acquistai il mio primo albo di Dylan Dog. L&#8217;estate dei mondiali negli USA, l&#8217;estate dei rigori fatali. A dicembre avrei compiuto 11 anni. Ricordo che ero al mare con la mia famiglia e vicino allo stabilimento c&#8217;era un&#8217;edicola. Amavo l&#8217;edicola. Piena di colori, copertine, giocattoli (ebbene s\u00ec, nel &#8217;94 a 11 anni si volevano ancora i giocattoli, la tecnologia era altra cosa), era impossibile stare alla larga da quell&#8217;edicola. \u00c8 strano: non ricordo il giorno o il mese esatto ma ricordo ogni dettaglio del mio primo incontro con Dylan Dog. Ricordo che lasciai la spiaggia da solo per andare in edicola a prendere qualcosa da leggere. A quei tempi ero quasi sicuramente ancora abbonato a Topolino ma come ho detto prima l&#8217;edicola mi affascinava troppo e forse era arrivato il momento di leggere altro. Mi avvicinai allo scaffale dei fumetti e non so per quale motivo, la mia scelta ricadde su quell&#8217;albo dal nome inglese: Dylan Dog. Era l&#8217;albo numero 93 intitolato &#8216;Presenze&#8217;. In copertina c&#8217;era il protagonista seduto con un teschio in mano (ancora non potevo associarlo all&#8217;Otello) con una luna piena ed una ruspa ad occupare lo sfondo. Pagai le duemilacinquecento lire e tornai in spiaggia. Non ricordo la reazione dei miei genitori dopo questo acquisto, forse non mi dissero nulla. Fortunatamente ho avuto sempre una gran libert\u00e0 da bambino nella scelta dei libri da leggere (Stephen King) , dei film da guardare e (qualche anno dopo) dei videogiochi con cui giocare. A quelle duemilacinquecento lire ne seguirono delle altre. Molte altre. Insieme a mio padre recuperai gli albi precedenti, cos\u00ec da completare la collezione.<\/p>\n<p>Decisi che da quell&#8217;estate del 1994 avrei avuto un nuovo compagno: Dylan Dog.<\/p>\n<p>Aprile 2016. Sono passati giusto un po&#8217; di anni da quell&#8217;estate. Ho 32 anni, sono sposato, sono padre ed ho da poco finito di leggere l&#8217;ultimo albo di Dylan Dog, il 356 dal titolo &#8216;La macchina umana&#8217;. Un albo particolare, intenso e attuale. Un albo che ti insegna a guardare e capire il mondo e la societ\u00e0 che ci circonda, anche se hai 32 e sei marito e padre. Dylan Dog \u00e8 un ispettore dell&#8217;incubo abituato a combattere ogni tipo di mostro. Non questa volta per\u00f2. Questa volta l&#8217;orrore da combattere \u00e8 il quotidiano e lui ne fa parte. \u00c8 un impiegato assunto per una multinazionale dove l&#8217;imperativo \u00e8 PRODURRE, anche se non si sa bene cosa. Si vive e si lavora fino ad assottigliare queste due dimensioni. Il turno di lavoro \u00e8 finito ma guai ad uscire per primo dall&#8217;ufficio, non \u00e8 rispettoso, non \u00e8 produttivo. La firma sul contratto di lavoro diventa il primo di una serie di ingranaggi che portano i protagonisti a entrare in una quotidianit\u00e0 alienante. Un vivere quotidiano dove ci si isola, dove tutto \u00e8 fatto con un unico scopo: aumentare i profitti dell&#8217;azienda, trasformandosi in azienda. Si crea un divario fra ci\u00f2 che era prima e ci\u00f2 che \u00e8 adesso. Non si hanno pi\u00f9 amici ma solo colleghi, non esiste pi\u00f9 nessuna passione anzi tutto ci\u00f2 che crea svago viene venduto per far fronte alle spese quotidiane. Gi\u00e0 le spese. Si lavora e si consuma. Si vive pensando alle rate da pagare mentre ne iniziano delle altre per l&#8217;acquisto di futili oggetti (in questo caso per acquistare modelli di smartphone che si rinnovano ogni due o tre tavole).<\/p>\n<p>Magari \u00e8 una visione amplificata della realt\u00e0, magari no. Pu\u00f2 essere grottesco, pu\u00f2 darsi che lo sia il nostro mondo. Perch\u00e9 scrivo di questo? Perch\u00e9 anch&#8217;io sono protagonista di questo albo. Anch&#8217;io devo produrre (solo per quindici giorni al mese), anch&#8217;io per quindici giorni al mese faccio parte del sistema burocratico e anch&#8217;io ho delle rate a cui pensare (molte). Gi\u00e0 le rate. Ricordo ancora le notti insonni pensando alle 300 rate per l&#8217;acquisto della casa. 300 rate, 300 rate, 300 rate. Rate su rate. Uno dei protagonisti si scatta una foto ogni volta che paga una rata. Il tempo inizia a essere scandito dalle rate, \u00e8 cos\u00ec. Si pensa alla rata e poi al resto. Faccio parte di questo societ\u00e0 e questa societ\u00e0 pretende questo: devi produrre e devi consumare e se consumi pi\u00f9 di quanto tu produca va anche meglio perch\u00e9 ti sfrutti da solo, senza l&#8217;aiuto di nessuno. Una delle tavole pi\u00f9 forti dell&#8217;albo \u00e8 vedere Groucho, l&#8217;assistente di Dylan che mette in vendita il clarinetto e il galeone ( per chi conosce il fumetto sa che sono due grandi passatempi di Dylan). Non lo nascondo, alle volte anch&#8217;io ho pensato di poter vendere qualche attrezzatura fotografica per venire incontro a qualche spesa imprevista. Ne vale la pena? Grazie a questo albo posso rispondere con un no, secco e deciso.<\/p>\n<p>Devo dire grazie allo sceneggiatore perch\u00e9 mi ha insegnato tante cose. Ho visto la mia vita da un&#8217;altra prospettiva. Ho capito che ho ragione a sentirmi fuori da ogni qualsiasi politica aziendale perch\u00e9 \u00e8 giusto lavorare ma non lo \u00e8 se si trascura la vita stessa. O meglio: il lavoro va rispettato, onorato, benedetto quello che volete ed \u00e8 giusto che sia cos\u00ec ma la vita \u00e8 la vita ed il lavoro \u00e8 solo una porzione della vita stessa. Vale la pena sacrificare le nostre passioni, le relazioni con amici e familiari per un imperativo che non parte da noi?\u00a0Mi \u00e8 stato detto che sono sempre il primo a timbrare, un po&#8217; in toni scherzosi un po&#8217; no. \u00c8 vero. Ho rispetto del lavoro, svolgo il mio lavoro con il massimo dell&#8217;impegno ma ci\u00f2 che riserva la vita fuori dal lavoro ha un valore troppo grande. Se devo aspettare due minuti giusto per far vedere che sono &#8216;bravo&#8217; preferisco non farlo e dedicare quei due minuti a mia moglie o mio figlio. \u00a0Alla fine dei giorni gli attimi passati fuori dalle mura lavorative saranno pi\u00f9 importanti.<\/p>\n<p>Cosa c&#8217;entra la fotografia in tutto questo? C&#8217;entra e il suo ruolo \u00e8 fondamentale. La fotografia \u00e8 nata come una passione e fortunatamente ben presto si \u00e8 trasformata in lavoro ma, credetemi, la passione brucia ancora. Scatto fotografie, leggo di fotografia, non passa giorno in cui non pensi a qualcosa che ha a che fare con la fotografia. Le passioni sono importanti perch\u00e9 sono la parte bella della vita. Fotografare un matrimonio per me non \u00e8 lavoro ma puro divertimento. Vedere una coppia di sposi emozionati nel rivedere le foto nate da me \u00e8 qualcosa di indescrivibile. Per il lavoro (non fotografico) ho abbandonato un&#8217;altra mia passione. Non arbitro pi\u00f9 da un bel po&#8217; e ne sento la mancanza ma la fotografia non posso metterla in secondo piano. Stava per succedere, grazie all&#8217;albo numero 356 non accadr\u00e0 mai. Se sono le azioni a definire un uomo voglio che nel mio caso oltre ad esse ci siano anche le mie fotografie perch\u00e9 di esse andr\u00f2 sempre fiero. Il motivo? Le ho scattate in piena libert\u00e0 e mi sono divertito a farlo.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Era l&#8217;estate del 1994 quando acquistai il mio primo albo di Dylan Dog. L&#8217;estate dei mondiali negli USA, l&#8217;estate dei rigori fatali. A dicembre avrei compiuto 11 anni. 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